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La risata è eterna, la vita è eterna, la celebrazione è perenne. Gli attori possono cambiare ma la commedia continua. Le onde mutano, ma l’oceano continua. Tu ridi, e ti trasformi – e qualcun altro ride – ma la risata continua. Tu celebri, qualcun altro celebra, ma la celebrazione continua. 

L’esistenza è continuità, un continuum. In essa non esiste un solo spazio vuoto: nessuna morte è una morte, perché ogni morte apre una nuova soglia; è un inizio. Non esiste fine alcuna alla vita, esiste sempre un nuovo inizio, una resurrezione. 

Se trasformi la tua tristezza in celebrazione, sarai anche in grado di trasformare la tua morte in resurrezione. Impara dunque quest’arte, mentre c’è ancora tempo per farlo.

Ho sentito raccontare la storia di tre mistici cinesi. Nessuno sa i loro nomi, e nessuno li ha mai saputi. Erano conosciuti semplicemente come “I tre santi che ridono”, perché non fecero altro che ridere! Ridevano e basta. 

Questi tre personaggi erano persone veramente belle: ridanciane, avevano la pancia che sussultava dal gran ridere. Ed era qualcosa di contagioso: vedendoli, altri scoppiavano a ridere. In breve, l’intera piazza del mercato rideva… e solo un attimo prima quel luogo era grigio e spento, tutti pensavano solo ai soldi. Poi all’improvviso, la presenza di quei tre folli cambiava completamente l’atmosfera. Ora tutti si erano scordati che erano lì per comprare e vendere. Nessuno era più avido: per un istante si schiudeva un nuovo mondo. 

Viaggiarono in tutta la Cina, di paese in paese, di villaggio in villaggio, aiutando semplicemente le persone a ridere. Con loro, tutte le persone tristi, arrabbiate, avide e gelose, si mettevano subito a ridere. E molti percepirono quella chiave… può trasformarti! 

Un giorno, in un villaggio, accadde che uno dei tre morì. Gli abitanti accorsero, pensando: “Ora saranno in difficoltà. Vogliamo proprio vedere come faranno a ridere. Il loro amico è morto: dovranno piangere!” 

Ma quando raggiunsero il posto in cui si trovavano, videro che i due saggi rimasti ballavano, ridevano e celebravano la morte. 

Gli abitanti del villaggio dissero: “Questo è troppo! Quando un uomo muore, è profano ridere e danzare”. 

Ma i saggi risposero: “Per tutta la vita abbiamo riso con lui. Come potremmo salutarlo per l’ultima volta diversamente? Dobbiamo ridere, godere di questo istante, dobbiamo celebrare. Questo è l’unico addio possibile, a un uomo che ha riso tutta la vita. E noi non lo vediamo morto: come può morire una risata, come può morire la vita?” 

Il corpo doveva essere cremato e la gente disse: “Gli faremo un bagno, come prescrive il rituale”. Ma i due saggi dissero: “No, il nostro amico ha detto: ‘Non seguite alcun rituale e non cambiatemi gli abiti e non lavatemi. Mettetemi semplicemente sulla pira così come sono e datele fuoco’. Per cui dobbiamo rispettare le sue istruzioni”. 

E all’improvviso accadde qualcosa di spettacolare. Quando il corpo venne dato alle fiamme, quel vecchio fece il suo ultimo scherzo: sotto i vestiti aveva nascosto tantissimi fuochi d’artificio, e all’improvviso fu una gran festa! L’intero villaggio si mise a ridere. E quei due folli si misero ballare, e l’intero villaggio si mise a ballare con loro. 

Non era più una morte, era una nuova vita.

tratto da Osho, I Tarocchi Della Trasformazine



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